Shinrin-yoku. L’energia della Terra che dona forza ed equilibrio

Saggezza orientale e cultura occidentale in sinergia per il benessere

SportMagazineFvg, una rete di appassionati con l’ottica di promuovere lo sport e la salute valorizzando le risorse del Friuli Venezia Giulia, mette in evidenza un articolo sullo Shinrin-yoku, ultima frontiera del benessere per ritrovare forza ed equilibrio nel corpo e nella mente.

A dare valore aggiunto a questa nuova attività, rispetto a pratiche simili come il Forest Bathing o il Selviturismo,  è un’idea che il trainer Francesco Silverio ha sviluppato avvalendosi di esperti in diverse discipline.

Spinto dal desiderio di studiare e condividere i benefici che il paesaggio naturale offre a chiunque sia disposto a riceverne l’energia vitale, Silverio e i suoi collaboratori hanno messo a punto un processo esclusivo  che armonizza tecniche orientali e conoscenza occidentale.

A breve sarà possibile apprendere questo metodo innovativo nella prima scuola di Shinrin-Yoku-Fvg in Italia.

http://www.sportmagazinefvg.it/ambiente-e-territorio/shinrin-yoku-fvg-ovvero-bagno-nella-foresta/

“HO AVUTO IL CANCRO TUTTA LA VITA. Poi mi è stato diagnosticato”

Ho vissuto 36 anni con il cancro. Poi, finalmente, un giorno me l’hanno diagnosticato.

L’ipocondriaco, nel senso comune, è una persona sana che ha paura di ammalarsi. Fa quasi rabbia a chi è malato “sul serio”.

Niente di più lontano dalla realtà: pensare di avere “un brutto male” è come averlo, senza però le risorse cognitive ed emotive che ingaggeresti per doverlo affrontare. Perché tanto non ce l’hai “davvero”.

Quando vivi con il terrore di essere ammalato di cancro non ne hai uno solo, hai tutti quelli di cui senti parlare, quelli che vedi alla TV, quelli di tutti i personaggi famosi morti dopo anni di lotta alla malattia. Quello del vicino di casa. Del parente. Quello del tuo compagno delle elementari. Del collega di lavoro.

Tutti rigorosamente deceduti ovviamente.

Apprendi la notizia, fai un respiro, cinicamente pensi meglio lui di me. Poi ogni sensazione del corpo si trasforma in un sintomo che conferma la diagnosi più infausta.

Vai avanti e non ci pensi.

Per un’ora, finché sei in tutt’altre faccende affaccendato.

Poi torna a farti visita il pensiero, non è un dubbio ma una certezza, che il male non ha risparmiato neanche te. E in un secondo hai già visualizzato la devastazione del corpo, l’agonia, il funerale, l’eredità.

E sei convinto che la cosa più agghiacciante sarà il momento in cui realizzerai che non hai più tempo.

Passi una vita a pensare che è vicino il momento in cui non ci sarà più tempo per vivere, e non ti accorgi che questo “qui e ora” da ipocondriaco già non è vivere. Stai per morire ogni giorno e non muori mai. Ma nemmeno vivi.

Sei in una sorta di coma vigile, in cui  la possibilità di vivere sano e felice non è contemplata. E’ solo un countdown.

Per fortuna a volte ti distrai e vivi.

Fino alla prossima cattiva notizia, o al prossimo sintomo che rimette in moto il circo.

Magari ti innamori, ti sposi e fai dei figli. Sei felice, e a quel punto ammalarti non ti sembra così drammatico. Perché la vera sciagura sarebbe che ad ammalarsi fosse qualcuno che ami con tutto te stesso. Al punto che l’ipocondria che avevi da single ti sembra ora cosa da dilettanti.

Risvegliarsi dal coma si può.

Riconnettersi con il corpo quando si sta bene. Imparare la differenza tra emozioni, pensieri, sensazioni. Ridere di se stessi. Vivere nel presente. Riprendere in mano il timone, imparando a orientare l’attenzione a ciò che fa bene, invece che farsi manovrare sempre e solo verso le acque più torbide e nere. Amare se stessi. Amare le proprie paure. Amare se stessi con le proprie paure, incondizionatamente. Riconoscere i propri limiti. Usarli a proprio favore.

Pensare tutta la vita alla malattia non ti salvaguarda dall’ammalarti “veramente”. Anzi.

Hai buone, ottime possibilità di ammalarti di cancro. Oggi più che mai. Non li leggi i giornali? Che poi se persino uno come Steve Jobs è morto… è proprio vero che non perdona questo male.

Quindi molto probabilmente ti ammalerai di cancro. Anche se fai gli scongiuri mentre stai leggendo.

E se accadrà, sarà il giorno della risurrezione.

A partire da quel momento, potrai finalmente dover incontrare quelli che evitavi come la peste, perché ti mettevano in contatto con una realtà che non volevi vedere, sebbene fosse la stessa che ti tallonava ogni stramaledetto giorno da ipocondriaco.

Saranno proprio loro parte della tua salvezza, quelli che stanno attraversando la malattia come te, e anche quelli che la malattia l’hanno superata. Perché le persone guarite dal cancro esistono veramente, solo che non ne parla quasi nessuno. Neanche loro amano farlo. Non si sa mai.

Dopo una vita a considerare il cancro come la morte stessa, ti ammali “davvero” per scoprire che si potrebbe addirittura sopravvivere. O per meglio dire impari a vivere davvero, per la prima volta.

Quando la diagnosi arriva puoi finalmente essere obbligato a scoprire risorse che non sapevi di avere, accogliere la tua fragilità, appoggiarti forse per la prima volta a chi ti ama e ti riporta in vita dicendoti: “non c’è un piano B, tu torni a casa da me”.

O così o muori, altro che coma!

Al diavolo agonie e funerali, c’è tempo per l’eredità! SEI VIVO E HAI INTENZIONE DI RIMANERLO ANCORA PER MOLTO!

Ringrazi i medici, persino le terapie che ti devastano, perché ora hai conosciuto persone che ci sono passate anni e anni fa! E le vedi che sono rifiorite. Soprattutto sono vive.

Ti sorridono e ti incoraggiano, perché hanno fatto esperienza diretta di ciò che stai passando. Vederle con i tuoi occhi vale più di qualsiasi promessa. Sono l’incarnazione dell’impossibile che diventa credibile.

Inizi a guarire solo quando – e se – ti permetti di credere che sia possibile. Non importa se hai avuto bisogno di toccare con mano. Forse per te era l’unico modo. Null’altro avrebbe potuto convincerti.

Puoi capire che se l’autosuggestione ha funzionato per farti sentire ammalato deve funzionare anche per farti sentire in salute. Se quando eri perfettamente sano eri convinto di essere spacciato, allora quando ti ammali puoi farti curare e, contemporaneamente, convincerti di poter guarire. E tornare sano. Forte. Felice.

E puoi finalmente credere di avere tutta la vita davanti, che sia di un giorno, di un mese, di un anno o un decennio. E che questo vale da quando sei nato, non da quando ti sei ammalato, perché la morte potrebbe essere dietro l’angolo a qualsiasi età e in qualsiasi momento. Che tu il cancro ce l’abbia o meno.

Guarisci anche dall’ipocondria? Probabilmente no, rimarrà la tua strategia più forte, nonostante tutto. Però ora hai capito che la tenebra più oscura non era il “brutto male”, ma la paura di ammalarsi.

Solo se sei al buio senti il bisogno di accendere la luce, fosse anche una tenue candelina per individuare il percorso, proseguire senza sbattere. Inciampare, forse, ma procedere con coraggio.

In una parola, Vivere.

Coaching e Intelligenza emotiva

Intelligenza emotiva: il miglior alleato nella prestazione sportiva (e non solo)

Consapevolezza dei propri stati interiori, abilità di lettura e interpretazione della realtà che ci circonda, gestione delle proprie emozioni e comprensione dei sentimenti altrui.
L’intelligenza emotiva gioca un ruolo chiave nella motivazione e nella capacità di non desistere davanti alle difficoltà, nello sport come nella vita di tutti i giorni.

Da: Sport Magazine FVG 11 luglio 2017

 

– Mental Coaching – Intelligenza emotiva e sport

 

 

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